Continua la stretta del credito sulle PMI: tu come stai reagendo?

Un articolo molto interessante, scritto dal mio amico e collega Simone Casadei

Il trend fatto registrare dallo stock dei prestiti in Italia continua a scendere; da metà 2011 ad oggi, invece, la tendenza dello spread è decisamente verso l’alto. Si tratta di uno dei sintomi classici del cosiddetto “credit crunch“, cioè della stretta creditizia.

La situazione è così delicata che, oramai, sono sempre di più le piccole e medie imprese che soffrono non tanto per la mancanza di liquidità da destinare agli investimenti di lungo periodo quanto per le difficoltà di cassa, legate al normale ciclo degli incassi e dei pagamenti.

Quello della liquidità e del circolante è il problema numero uno. Il 90% delle operazioni banca-impresa riguarda il breve-medio termine

ha dichiarato Giovanni Grazioli, membro del direttivo del Comitato Piccola Industria di Confindustria Bergamo.

Il problema – oramai è chiaro – non risiede più soltanto nella timida e lenta ripresa dell’economia. Pesa, ed in maniera consistente, il maggior rigore richiesto alle banche sugli accantonamenti. A novembre dell’anno scorso, Banca d’Italia ha avviato una serie di ispezioni in venti istituti di credito, al fine di verificarne la solidità patrimoniale. A queste, si sono poi aggiunti controlli anche presso altre banche minori. Su cosa hanno focalizzato (e stanno ancora focalizzando) la loro attenzione gli ispettori di via Nazionale? Praticamente tutto: i singoli crediti concessi, il rating assegnato, le svalutazioni degli impieghi, le svalutazioni degli immobili tradizionalmente posti a garanzia dell’apertura di linee di credito, …

La situazione, va detto, non è rosea: uno studio pubblicato ieri da Mediobanca Securities ha stimato in 21 miliardi di euro il fabbisogno di capitale per aumentare la copertura dei crediti a rischio, senza mettere in pericolo l’adeguatezza rispetto ai parametri obbligatori di capitale del sistema bancario.

Per questo, apprendo con sempre maggiore frequenza che sono in aumento significativo le rinegoziazioni delle linee di credito (specie quelle concesse negli ultimi 3 anni), con particolare riguardo a quelle a garanzia delle quali sono state iscritte ipoteche immobiliari. Chiaramente, l’andamento del mercato immobiliare nel nostro Paese sta spingendo sempre più spesso gli istituti di credito a svalutare il valore del pegno, magari chiedendo il rientro di parte dell’affidamento.

A questo punto, chi fa impresa si trova davanti ad un bivio.

Una strada è quella di attendere “tempi migliori”, di stringere i denti finché si può, continuando a fare sostanzialmente fatto fin d’ora. “Ha funzionato in passato, funzionerà anche oggi”, si pensa. Non è l’opzione giusta: la situazione è straordinaria, e richiede interventi straordinari. In alcuni casi un completo cambio di paradigma.

Ecco dunque il secondo sentiero: quello di giocare un ruolo da protagonista nel rapporto impresa/banca, di comprendere le “regole del gioco” degli istituti di credito e le “regole di ingaggio” dei suoi operatori, di scoprire come gestire meglio la partita in essere con il mondo bancario. Sono questi alcuni dei temi del workshop “Scardina le logiche della tua banca“, che si terrà il 15 marzo a Pesaro e agli inizi di aprile in Abruzzo.

Contattami per avere informazioni a riguardo.

Fissiamo dunque bene la meta e scrutiamo attentamente il modo per poterla raggiungere, con l’aiuto di un esperto che abbia già intrapreso ed esplorato il cammino che stiamo per affrontare, perché questo non ha nulla a che vedere con tutti gli altri, in cui sentieri precisi e le indicazioni forniteci dagli abitanti dei luoghi che attraversiamo c’impediscono di sbagliare: qui sono proprio le strade più battute e più frequentate a trarci in errore (Seneca, De vita beata)

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